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  • Giulia Cecchettin: il movimento «Bruciamo tutto» a La Sapienza

    Giulia Cecchettin: il movimento «Bruciamo tutto» a La Sapienza

    Durante la mattinata del 12 Novembre 2024 il movimento femminista «Bruciamo tutto» ha messo in atto una protesta simbolica davanti all’Università La Sapienza di Roma, nell’anniversario del femminicidio di Giulia Cecchettin. Le attiviste hanno portato una panchina rossa, dipinta di nero e contornata da bambole, per evidenziare l’urgente necessità di agire contro la violenza sulle donne. Un’attivista ha spiegato l’azione con parole forti e toccanti, sottolineando la stanchezza di sentirsi ridotte a “meri corpi pronti per essere ammazzati”. L’iniziativa ha catturato l’attenzione della comunità universitaria e ha sollevato riflessioni sulla necessità di un cambiamento radicale. Ecco come si è svolta la protesta e il significato dietro i simboli utilizzati.

    Il significato della panchina rossa e delle bambole

    La panchina rossa è diventata simbolo universale della lotta contro la violenza sulle donne, e la scelta di portarla all’Università La Sapienza è stata fortemente simbolica. Le attiviste di «Bruciamo tutto» hanno deciso di dipingerla di nero, un colore che rappresenta il lutto e la perdita. Attorno alla panchina sono state disposte bambole, sia sopra che per terra, simboleggiando le vite innocenti e spezzate. L’intento era chiaro: ricordare tutte le donne vittime di violenza, e in particolare onorare la memoria di Giulia Cecchettin, uccisa un anno fa. Questo gesto ha catturato l’attenzione dei presenti e sottolineato quanto il problema della violenza di genere sia ancora attuale e drammaticamente rilevante.

    La voce delle attiviste di «Bruciamo tutto»

    Durante la protesta, una delle attiviste ha preso la parola per spiegare il significato dell’azione: “Oggi siamo qui in università a un anno dall’omicidio di Giulia Cecchettin, abbiamo portato una panchina rossa che abbiamo voluto dipingere di nero in nome di tutte le esistenze di donne strappate quest’anno. Noi siamo qui con il solo potere della nostra voce, senza violenza, perché siamo stanche di essere ridotte a meri corpi pronti per essere ammazzati e ridotti a essere un numero su un giornale.” Queste parole hanno risuonato tra gli studenti e il personale dell’università, portando con sé un messaggio di dolore e speranza per un futuro diverso e più giusto.

    La reazione della comunità universitaria

    La protesta del movimento femminista «Bruciamo tutto» ha suscitato varie reazioni tra gli studenti e il personale accademico della Sapienza. Molti hanno osservato la panchina nera e le bambole con emozione e riflessione, comprendendo la portata simbolica dell’azione. La scelta di protestare senza violenza, ma con un messaggio potente e visibile, ha reso l’iniziativa ancora più incisiva. La comunità ha avuto modo di riflettere sulle parole dell’attivista e sulla realtà quotidiana di troppe donne che vivono sotto la minaccia della violenza. Questo gesto, pur semplice, ha acceso una luce sull’importanza di un intervento collettivo e duraturo per il cambiamento.

    Il blitz del movimento «Bruciamo tutto» ha portato un messaggio chiaro e deciso: la violenza contro le donne non può essere più ignorata. L’azione simbolica alla Sapienza ha scosso la comunità, chiedendo un impegno condiviso per contrastare un problema che non può più essere sottovalutato. Queste iniziative, anche se dolorose, ci ricordano che il cambiamento parte dalla consapevolezza e dall’azione comune.

  • Giulia Cecchettin, a un anno dalla morte Gino lancia una Fondazione

    Giulia Cecchettin, a un anno dalla morte Gino lancia una Fondazione

    A un anno dalla tragica scomparsa di Giulia Cecchettin, 22 anni, vittima di femminicidio per mano dell’ex fidanzato Filippo Turetta, la famiglia della giovane ha deciso di trasformare il dolore in impegno sociale. Gino Cecchettin, padre di Giulia, ha annunciato la creazione della Fondazione Giulia Cecchettin, dedicata alla figlia, con l’obiettivo di portare nelle scuole italiane un progetto di educazione all’affettività per promuovere il rispetto e la bellezza dell’amore sano. In una recente intervista, Gino Cecchettin ha raccontato il difficile percorso di un anno segnato da lutto e sofferenza, ma anche dalla volontà di diffondere i valori positivi di Giulia, una ragazza “altruista e piena di vita”.

    Il dolore trasformato in speranza: “Sono riuscito a non odiare”

    In un momento toccante, Gino Cecchettin ha condiviso il percorso emotivo di questo ultimo anno. Ospite del programma televisivo Che Tempo Che Fa, il padre ha parlato dell’impegno nel mantenere vivo il ricordo della figlia, senza cedere al rancore: “Ho imparato a concentrarmi sul positivo, a guardare le foto di Giulia e pensare al bello che c’era in lei. Sono riuscito ad ascoltare le parole di Filippo Turetta senza provare odio o rabbia”, ha dichiarato. Questa scelta consapevole, come ha spiegato, è frutto di un esercizio interiore che l’ha portato a concentrarsi sui legami d’amore e sulle persone che gli sono vicine.

    La Fondazione Giulia Cecchettin e i progetti nelle scuole

    Tra gli obiettivi principali della Fondazione, Gino Cecchettin ha annunciato il desiderio di portare nelle scuole un progetto educativo sull’amore e sull’affettività. “Vorremmo far capire agli studenti che amare è meglio che odiare, e il nostro comitato di esperti sta lavorando su piani didattici da proporre alle scuole italiane,” ha spiegato Cecchettin. L’obiettivo è quello di inserire un’ora di educazione all’affettività nelle scuole, per aiutare i ragazzi a sviluppare relazioni sane e a comprendere il valore del rispetto reciproco. Questo progetto, che la Fondazione presenterà ufficialmente il 18 novembre a Montecitorio, riflette l’amore per la vita che caratterizzava Giulia, come ha spiegato suo padre: “Giulia era una ragazza buona, altruista, e vorrei che il suo modo di vedere il mondo diventasse un esempio per tanti giovani”.

    Insegnare a superare le sconfitte: un altro obiettivo della Fondazione

    Uno degli aspetti fondamentali su cui si concentrerà la Fondazione sarà l’educazione alla gestione delle sconfitte. Secondo Gino Cecchettin, è fondamentale che i giovani imparino a reagire agli ostacoli senza cedere a sentimenti distruttivi: “La vita è fatta di sfide, e spesso noi genitori cerchiamo di togliere ogni difficoltà dalla strada dei nostri figli. Tuttavia, a volte questo non fa il loro bene,” ha affermato. Educare i giovani ad affrontare le delusioni, a rialzarsi e a vedere nelle difficoltà un’opportunità di crescita, è un altro modo per onorare la memoria di Giulia e prevenire atti di violenza dovuti all’incapacità di gestire l’emotività.

    Una battaglia comune contro il femminicidio

    Gino Cecchettin ha espresso la volontà di collaborare con altre fondazioni e associazioni che si occupano di prevenzione della violenza e del femminicidio, sottolineando l’importanza dell’unione di forze per raggiungere risultati concreti. “L’obiettivo comune è avere meno violenze e meno femminicidi, e insieme possiamo ottenere grandi cose,” ha concluso.

    Il tragico caso di Giulia Cecchettin è diventato un simbolo del dramma dei femminicidi in Italia, e il lavoro della Fondazione rappresenta un passo importante verso la sensibilizzazione e l’educazione alla prevenzione della violenza di genere. Combattere il femminicidio significa, infatti, diffondere il rispetto, la tolleranza e la capacità di amare in modo autentico.

  • L’Isola dei Famosi 2024, Aras Senol commuove dopo la vittoria: “Beneficenza a Giulia Cecchettin”

    L’Isola dei Famosi 2024, Aras Senol commuove dopo la vittoria: “Beneficenza a Giulia Cecchettin”

    La finale de L’Isola dei Famosi 2024 è stata vinta da Aras Senol che, con una netta percentuale, non ha lasciato scampo a Samuel Peron che invece si è dovuto accontentare della medaglia d’argento. Gli utlimi momenti sono stati poi i più toccanti, in quanto il vincitore ha parlato del delitto di Giulia Cecchettin e di come ha intenzione di aiutare la fondazione aperta a suo nome grazie alla vittoria del reality.

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    L’Isola dei Famosi 2024: Aras Senol trionfa

    L’avventura di Aras Senol a L’Isola dei Famosi 2024 era iniziata subito in salita a causa dello stop di due settimane per colpa del Covid. Ritornato in gruppo, l’attore ha subito convinto i telespettatori per la sua disponibilità e purezza. L’ostacolo della linga è stato superato con pazienza e dedizione, e alla fine il pubblico da casa ha deciso di premiarlo. Con una netta percentuale, il turco ha battuto Samuel Peron nella finalissima e si è portato così il montepremi di 100.000 euro, di cui metà andranno in beneficenza. Ed è proprio qui, nel momento in cui Vladimir Luxuria gli ha chiesto a chi l’avrebbe devoluti, che il naufrago ha emozionato tutti.

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    L’Isola dei Famosi 2024: Aras parla di Giulia Cecchettin

    Subito dopo la vittoria de L’Isola dei Famosi 2024, i telespettatori hanno appreso da Aras Senol a chi andrà metà del montepremi vinto. È un Aras commosso quello che parla, in quanto l’argomento l’ha toccato profondamente visto che c’entra Giulia Cecchettin, la ragazza di 22 anni uccisa dal suo suo ex fidanzato Filippo Turetta. Il neo vincitore svela che devolverà la sua parte alla fondazione della giovane vittima: “È stata una storia che mi ha colpito molto quando sono andato a Verissimo, il tema della violenza contro le donne è molto importante e quindi voglio devolvere metà del mio montepremi con la fondazione di Giulia”. Il tutto con un bacio rivolto al cielo in ricordo della studentessa. Commosso anche tutto lo studio, in particolare Vladimir Luxuria, che ha commentato: “Grazie Aras per queste bellissime parole”.

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    Dunque, Aras Senol donerà 50.000 euro del montepremi per la vittoria de L’Isola dei Famosi 2024 alla fondazione di Giulia Cecchettin, mentre ancora non si sa cosa farà l’attore turco con il resto dei soldi.

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  • Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Giulia Cecchettin, Filippo Turetta aveva premeditato tutto: le prove

    Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Giulia Cecchettin, Filippo Turetta aveva premeditato tutto: le prove

    Dettagli agghiaccianti sul delitto Giulia Cecchettin sono emersi in queste ore che confermano la premeditazione dell’omicidio da parte di Filippo Turetta: aveva installato una app-spia sul cellulare della sua ex fidanzata, pianificando di ucciderla per poi fuggire. Il 22enne padovano, già detenuto in carcere a Verona dal 25 novembre 2023, ora rischia l’ergastolo senza alcuna possibilità di sconto della pena.

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    Filippo Turetta: come ha ucciso Giulia Cecchettin

    Filippo Turetta ha tolto la vita a Giulia Cecchettin con settantacinque coltellate, di cui una ventina derivanti dalla difesa (con le mani) della vittima, colpita più volte anche al volto. È un condensato di orrore l’atto d’accusa che i pm di Venezia hanno notificato ieri al 22enne padovano per aver ucciso la sua ex fidanzata. Al giovane viene contestata una crudeltà «chiaramente eccedente l’intento omicida». Il controllo che esercitava sulla ragazza – riferiscono i quotidiani, citando l’atto di conclusione indagini – era continuo. Turetta aveva installato una app-spia sul telefono di Giulia, e aveva pianificato il delitto e la fuga «almeno dal 7 novembre», 4 giorni prima dell’omicidio.

    Il padre di Giulia Cecchettin si esprime su Filippo Turetta ei genitori dopo i funerali

    > I genitori di Filippo evitano i funerali di Giulia: interviene il sindaco

    La prova schiacciante che ha incastrato Filippo Turetta

    Filippo Turetta si era appuntato in un file sul computer – cancellato ma poi recuperato dagli esperti informatici – «come legare Giulia, con il nastro adesivo mani, caviglie, ginocchia e anche come tapparle la bocca». È quanto emerge dalle carte dell’avviso conclusioni indagini della Procura citate dal Corriere della Sera. L’ex fidanzato della Cecchettin, aveva costruito «nel dettaglio» il suo «spietato piano criminoso», pianificandolo quattro giorni prima del fatto. Nelle ricerche su internet fatte dal 22enne, scrive il quotidiano, c’erano voci come «nastro isolante, manette, cordame, badile, sacchi neri».

    Filippo Turetta potrebbe essere condannato all’ergastolo! Ecco per quale motivo

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    L’evidente premeditazione e la ferocia del crimine hanno sollevato un’ondata di sdegno e indignazione, lasciando il pubblico in attesa di giustizia per Giulia Cecchettin. La famiglia e gli amici della vittima sperano che il processo possa portare a una condanna esemplare per Filippo Turetta, mettendo fine a una tragedia che ha scosso profondamente la comunità.

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  • Filippo Turetta potrebbe essere condannato all’ergastolo! Ecco per quale motivo

    Filippo Turetta potrebbe essere condannato all’ergastolo! Ecco per quale motivo

    L’attività investigativa intorno al tragico omicidio di Giulia Cecchettin sta per entrare in una fase cruciale, infatti, giovedì prossimo, un team di esperti effettuerà perizie sugli oggetti sequestrati nell’auto di Filippo Turetta, l’ex-fidanzato della giovane vittima. Se queste perizie confermassero l’ipotesi della premeditazione, il 22enne potrebbe trovarsi di fronte al rischio di ergastolo. PadovaOggi riporta i dettagli di questa delicata situazione, che si sta sviluppando da oltre due mesi dal femminicidio della studentessa di Vigonovo.

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    Filippo Turetta: le indagini in corso

    Le perizie si concentreranno principalmente sull’analisi degli oggetti rinvenuti nell’auto di Filippo Turetta al momento del suo fermo in Germania. Questi includono il suo computer, che sembra essere stato utilizzato per monitorare l’attività dei carabinieri in Italia e le indagini sul femminicidio. Inoltre, le analisi sul sangue trovato nell’abitacolo del veicolo potrebbero rivelarsi cruciali. La “bloodstain pattern analysis” potrebbe svelare se Giulia Cecchettin era ancora viva quando è stata caricata nella macchina, indicando il momento in cui il 22enne le avrebbe inflitto le ferite mortali.

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    Filippo Turetta aveva piaificato di uccidere Giulia Cecchettin?

    Filippo Turetta è attualmente in custodia nel carcere di Montorio Veronese, accusato di omicidio e sequestro di persona con l’aggravante della passata relazione con la vittima. Inizialmente si escludeva l’ergastolo proprio perché non c’era più alcun legame sentimentale con Giulia Cecchettin al momento del delitto, ma l’aggravante della premeditazione potrebbe cambiare le carte in tavola. Gli investigatori sospettano che il ventiduenne potesse avere l’intenzione di uccidere l’ex-fidanzata quel giorno. La verifica dei suoi dispositivi elettronici potrebbe confermare o smentire questa teoria. Se i sospetti fossero fondati, l’accusa di ergastolo sarebbe quasi inevitabile.

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    La prossima settimana potrebbe segnare una svolta decisiva in questo caso, con le perizie che potrebbero rivelare la verità sulla premeditazione e sull’omicidio di Giulia Cecchettin. La storia continua a tenere in suspense l’opinione pubblica, mentre l’attenzione si concentra su ciò che gli esperti scopriranno nella loro analisi. Filippo Turetta sarà condannato all’ergastolo?

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  • Gino Cecchettin insultato pesantemente sul web: parla il suo avvocato

    Gino Cecchettin insultato pesantemente sul web: parla il suo avvocato

    Dopo la morte di Giulia Cecchettin, la sua famiglia è stata bersagliata sui social media, in particolare suo padre Gino e sua sorella Elena hanno ricevuto un’ondata di insulti, portando Stefano Tigani, il loro avvocato, ad intervenire per vie legali. Di fronte alle numerose mancanze di rispetto ricevute, la famiglia Cecchettin non è rimasta in silenzio.

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    Gino Cecchettin: pioggia di insulti sui social

    Dopo il funerale di Giulia, durante il quale Cecchettin ha tenuto un discorso toccante in ricordo della figlia, gli insulti hanno iniziato a piovere. I messaggi, secondo quanto riportato da TgCom24, contenevano anche offese rivolte alla stessa Giulia: “Me ne segnalano di continuo, a decine. Messaggi diffamatori molto pesanti. Lasciate in pace quest’uomo, abbiamo altro a cui pensare,” ha dichiarato l’avvocato Tigani. Questi attacchi online hanno causato ulteriore dolore a una famiglia già provata dalla perdita di una figlia.

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    La famiglia Cecchettin risponde per vie legali

    Sono già state presentate due querele nei confronti di coloro che hanno esagerato sulla famiglia Cecchettin, in particolare un è partita dalla sorella Elena, indirizzata al consigliere regionale Stefano Valdegamberi dopo che quest’ultimo le ha dato della satanista, mentre la seconda è stata spinta da papà Gino. E sembra che i familiari di Giulia siano determinati a denunciare chiunque continui a mancargli di rispetto.

    Gino Cecchettin insultato pesantemente sul web: parla il suo avvocato

    L’avvocato della famiglia Cecchettin rompe il silenzio

    Stefano Tigani, il legale della famiglia Cecchettin ha espresso sgomento per la diffusione di queste azioni diffamatorie durante un momento così doloroso. Ha dichiarato che sono state ricevute numerose segnalazioni di post diffamatori, alcuni dei quali hanno raggiunto un livello di delirio assurdo. L’avvocato ha sottolineato che sono pronti ad agire penalmente e a presentare ulteriori denunce se necessario. Inoltre, non escludono di chiedere un risarcimento, considerando l’impatto negativo che queste azioni hanno avuto sulla loro immagine.

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    Questa risposta mostra la determinazione di Gino Cecchettin a non lasciare che questi attacchi online passino inosservati.

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  • Il segreto di Filippo Turetta: ecco cosa ha architettato prima dell’omicidio di Giulia Cecchettin

    Il segreto di Filippo Turetta: ecco cosa ha architettato prima dell’omicidio di Giulia Cecchettin

    Filippo Turetta ha un passato inaspettato che si dipana tra i corridoi universitari e i campi agricoli. La sua vita sembrava quella di uno studente comune, ma la scoperta di una società agricola da lui fondata pochi mesi prima dell’omicidio di Giulia Cecchettin getta luce su un lato poco noto della sua personalità. Chiedeva supporto psicologico per problemi accademici, eppure aveva obiettivi ambiziosi con i suoi soci. Perché allora ha ucciso la sua ex fidanzata e macchiandosi la fedina penale?

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    Filippo Turetta: la società con i soci Enrico e Alessandro

    Mentre ancora era legato da un rapporto sentimentale con Giulia Cecchettin, intorno al mese di febbraio 2023, Filippo Turetta ha deciso di intraprendere una nuova strada insieme a due coetanei, Alessandro ed Enrico, con cui ha fondato la società agricola “Calto Fredo” a Saccolongo, in provincia di Padova. Gli obiettivi dell’impresa erano ampi e comprendevano la coltivazione di vari prodotti agricoli, la produzione di energia da fonti rinnovabili e persino l’agriturismo ma solo due erano state avviate: la coltivazione di alberi da frutta e la viticoltura. Una visione eclettica per un giovane che sembrava destinato a una carriera accademica in Ingegneria Biomedica, aveva dunque deciso di abbandonare gli studi universitari?

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    Filippo Turetta: l’università e la gelosia per Giulia Cecchettin

    La crisi per l’università sembra essere stato un vero e proprio tasto dolente per Filippo Turetta, che ha sequestrato e poi ucciso Giulia Cecchettin qualche giorno prima della sua laurea, nonostante fosse investito nei preparativi con gli amici della ragazza. Non a caso questo è stato identificato come presunto movente dell’omicidio all’inizio delle indagini. Il 22enne aveva richiesto aiuto psicologico per sostenere lo stress degli esami, ma alla fine ha sempre avuto un piano b.

    Gino Cecchettin insultato pesantemente sul web: parla il suo avvocato

    Questa inaspettata svolta nella vita di Filippo Turetta getta luce su un lato poco noto del suo percorso, sollevando interrogativi su cosa potrebbe averlo spinto a lasciare il campus universitario per intraprendere la strada dell’agricoltura.

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  • Statua in onore di Giulia Cecchettin a Padova: la polemica infiamma il dibattito

    Statua in onore di Giulia Cecchettin a Padova: la polemica infiamma il dibattito

    Padova è al centro di una controversia scaturita dalla proposta di dedicare una statua in Prato della Valle alla memoria di Giulia Cecchettin. Tuttavia, questa decisione ha generato una serie di polemiche e critiche da parte di figure politiche e associazioni che mettono in discussione il significato e il messaggio di questa commemorazione.

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    Giulia Cecchettin: avanzata la proposta di una statua in suo onore

    La proposta di erigere una statua in Prato della Valle in memoria di Giulia Cecchettin è emersa durante una riunione congiunta delle Commissioni I e III di Padova. Questa idea ha immediatamente catturato l’attenzione della città, poiché rappresenterebbe la prima statua dedicata a una figura femminile in questa piazza, che al momento ospita 78 sculture.

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    Perplessità e critiche sulla commemorazione di Giulia Cecchettin

    Nonostante l’entusiasmo iniziale, la proposta ha incontrato resistenza da parte di alcune figure politiche e associazioni. La consigliera Chiara Gallani di Coalizione Civica ha sottolineato che concentrarsi esclusivamente sugli eventi legati a Giulia Cecchettin potrebbe non rendere giustizia alla sua memoria e potrebbe andare contro l’obiettivo di rappresentare le donne nello spazio pubblico in modo più ampio. Altre voci, come Federica Pasini di Mi Riconosci, hanno espresso preoccupazione riguardo all’idea di erigere un monumento dedicato a donne vittime di violenza. Sottolineano che una donna non dovrebbe essere considerata una vittima per essere commemorata e celebrata nello spazio pubblico.

    Gino Cecchettin insultato pesantemente sul web: parla il suo avvocato

    Il dibattito su questa proposta di statua in onore di Giulia Cecchettin a Padova è ancora in corso, con opinioni divergenti sulla migliore maniera di onorare la sua memoria e rappresentare le donne nel contesto pubblico. La città è divisa tra il desiderio di commemorare una giovane vita tragicamente spezzata e la necessità di farlo senza vittimizzarla o limitare la rappresentazione delle donne a un ruolo di vittime.

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  • Filippo Turetta potrebbe avere un disturbo bordeline? Parlano gli psicologi

    Filippo Turetta potrebbe avere un disturbo bordeline? Parlano gli psicologi

    Filippo Turetta, il 22enne reo confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin, potrebbe avere un disturbo di personalità borderline. Questa è l’analisi dello psichiatra Enrico Zanalda, Presidente della Società di Psichiatria Forense. Ma cosa significa esattamente e come viene diagnosticato? E soprattutto, come influenzerà il processo giudiziario del giovane assassino? Scopriamo nel dettaglio quali sono state le valutazioni fatte nel caso Turetta.

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    Il disturbo di personalità in caso di omicidio, è il caso di Turetta?

    Da quello che si capisce, Turetta non è uno psicotico. Quindi, se viene accertato, è una persona che ha un disturbo di personalità. Questi disturbi sono diventati rilevanti dal punto di vista della capacità di intendere e di volere dopo il 2005, con la famosa sentenza Raso della Suprema Corte. La Cassazione ha ritenuto di poter applicare l’articolo 89 c.p. (ndr, vizio di mente), ovvero che la capacità di intendere e di volere era grandemente scemata per un soggetto a cui era stato diagnosticato un disturbo di personalità. Nella sentenza Raso viene specificato che questi disturbi, che possono essere di tipo anche non psicotico e quindi di personalità o di tipo nevrotico, devono essere gravi e inferenti, cioè molto rilevanti sulla capacità intendere di volere. Su questo c’è una possibilità di interpretazione legata al soggetto, ai periti e anche del giudice abbastanza ampia. Quindi bisogna vedere nello specifico quanto è stata rilevante.

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    Il delitto di Giulia Cecchettin e il processo

    Nel caso di Turetta parliamo di un delitto con una premeditazione importante. L’esecuzione è tipica dei delitti passionali. Venti coltellate? Quando sono così tante è sempre perché c’è un forte legame tra carnefice e vittima. Penso ci sarà un incidente probatorio. Sono quegli accertamenti così importanti che per sicurezza vengono effettuati col contraddittorio delle parti. Se la difesa o l’accusa rilevano l’importanza di un accertamento psichiatrico avviene con la forma dell’incidente probatorio.

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    La perizia psichiatrica

    Il giudice per le indagi preliminari chiama un consulente (o un collegio di consulenti) a cui conferisce l’incarico e fa le domande di rito. La difesa ha diritto a partecipare con un consulente tecnico di parte. Il pubblico Ministero, ed eventualmente anche le parti civili, hanno diritto a partecipare con i loro consulenti di parte. Dopodiché il collegio si costituisce: in primis, decide la metodologia dell’accertamento e poi esegue quello che viene concordato.

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    I test utilizzati per la valutazione

    Di solito c’è un approfondimento psichiatrico diretto attraverso i colloqui, più una valutazione psicodiagnostica che viene effettuata. I test che più solitamente vengono utilizzati sono il Rorschach e il Minnesota Multiphasic Personality Inventory. Cos’è? Un questionario di oltre 400 domande in cui il soggetto risponde vero o falso. Le domande sono messe in modo che si contraddicono tra di loro, danno dei profili di personalità in relazione alla storia clinica.

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    Si attende dunque di avere maggiori dettagli su quello che diranno gli psicologi e gli psichiatri che stanno valutando il caso di Filippo Turetta.

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  • Filippo Turetta: spuntano gli audio mandati agli amici prima di uccidere Giulia Cecchettin

    Filippo Turetta: spuntano gli audio mandati agli amici prima di uccidere Giulia Cecchettin

    Giulia Cecchettin doveva laurearsi ma è stata uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, ossessionato e geloso di lei. Nonostante la fine della loro relazione nell’agosto precedente alla scomparsa di Giulia, Turetta sembrava determinato a mantenere un controllo sulla sua vita, inviando messaggi continui sia a lei che ai membri della sua famiglia, come ha confermato la sorella Elena Cecchettin. Questo dettaglio controverso è emerso anche tra alcuni audio che il 22enne padovano ha mandato in una chat tra amici in cui si stava organizzando una sorpresa per la laurea della ragazza di Vigonovo. Tali vocali sono stati rivelati dal programma “Chi l’ha visto?”.

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    Il messaggio vocale di Filippo Turetta

    Uno dei momenti più inquietanti di questo controllo ossessivo è emerso quando Filippo Turetta ha cercato di influenzare persino dettagli apparentemente insignificanti sull’organizzazione del regalo per la laurea di Giulia Cecchettin. In Veneto si usa regalare al laureando una sorta di caricatura del laureando, adornata di riferimenti simpatici al percorso universitario di quest’ultimo e le idee che i compagni di corso avevano proposto per Giulia non sono andate a genio a Filippo: “Ciao, volevo chiederti un’opinione. Ho raccolto tutti i dettagli che avevamo scritto per la caricatura sulla chat e ci stavano tutti, però c’erano tipo…un paio di cose. Non saprei come dire. Ad esempio le tisane, anzi da quello che so alla Giulia non piacciono le tisane. Anzi, da quello che so, non le beve. Proprio non le ha mai bevute quasi, anzi per lei sono acqua sporca, però qualcuno l’aveva detto. Che facciamo? Lo diciamo lo stesso da mettere nei dettagli?”, queste le parole del 22enne, che dimostrano quanto volesse controllare la vita della sua ex fidanzata.

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    Filippo Turetta e le chat con Elena Cecchettin

    Ma i messaggi di Filippo Turetta non si fermavano alla sola Giulia Cecchettin, perché spesso contattava anche la sua famiglia, specie la sorella Elena, dimostrano ulteriormente il suo desiderio di controllo. In particolare è emersa una chat in cui Filippo chiedeva ad Elena di far accendere il telefono a Giulia e di convincerla a rispondere ai suoi messaggi, evidenziando un livello di ossessione che alla fine ha portato a una tragedia. Pochi giorni dopo questi messaggi, Giulia è stata brutalmente uccisa da Filippo.

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    La storia di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin è un triste esempio di come l’ossessione e il controllo in una relazione possano sfociare in conseguenze devastanti e irreversibili.

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